Lavandula, la pianta cara a Maria di Magdala, la Donna dei Profumi


Lavandula, la connessione con la nostra parte più accogliente e sensibile

Lavandula Stoechas
Lavandula Stoechas

Il 22 luglio di ogni anno viene ricordata una donna che era chiamata La peccatrice; il suo nome in ebraico è Migdal, ovvero “Torre”.

Maria di Magdala è festeggiata nel rito delle Maddalenanti e l’evento più famoso in Italia è quello di Taggia, in provincia di Imperia. Si narra che il suo corpo si trovi in Provenza (terra ricca di Lavanda) e che il 9 dicembre 1279 Carlo di Salerno (nipote di San Luigi), che si dilettava di archeologia, scoprì tra fratte e rovi il suo corpo; pochi giorni dopo, un verbale di riconoscimento, stilato alla presenza dei vescovi di Arles e di Aix, attestava: Quando si scoperchia la tomba, un soave sentore di profumi si diffonde, quasi si fosse aperto un intero magazzino di essenze aromatiche…. 

Maria di Magdale
Maria di Magdale

Una leggenda cristiana, contenuta nel codice Laurenziano-Gaddiano, narra che santa Marta, giunta in Provenza con la Maddalena e gli altri apostoli, aveva liberato il paese dalla Tarasque, un mostro che uccideva i passanti sulle rive del Rodano divorandoli: probabilmente i primi evangelizzatori, che per omonimia furono poi confusi con Marta, Maria di Màgdala e compagni, avevano trasformato la Grande Madre del luogo nel feroce drago per distogliere la popolazione dal culto idolatrico. Ma si sa che la fede popolare, nei periodi di trapasso da una religione all’altra, non rinuncia facilmente alle sue tradizioni e le trasferisce su un santo che le è familiare. Sicché le funzioni della Grande Madre vennero attribuite a Maddalena, forse in ricordo della sua esuberanza sessuale prima della conversione.

Botanica

Il genere Lavandula comprende circa 25-30 specie di piante appartenenti alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae), tra cui la lavanda. La pianta è originaria delle regioni Mediterranee. Le specie del genere Lavandula sono diffuse nei luoghi rupestri del bacino del Mar Mediterraneo.

Lavandula vera: chiamata «lavanda vera» o «lavanda fine». Fu Carl Von Linné a classificarla come Lavandula Officinalis, nel 1753. Il nome officinalis deriva dal fatto che la pianta possiede un blando potere curativo dell’insonnia (Lavandula officinalis). La lavanda vera forma dei piccoli ciuffi. I suoi steli di fioritura sono corti e privi di altre ramificazioni, i quali presentano una spiga di fiori molto variabile sia per quello che concerne la forma sia per i colori, condizione indispensabile per l’utilizzo del termine «lavanda angustifoglia di popolazione». La lavanda fine sopporta bene il clima freddo e i suoi terreni prediletti sono situati a partire da 50 metri d’altitudine per raggiungere i 1400 e oltre.

Lavandula spica: è la lavanda spigo (chiamata anche « lavanda maschio» o «grande lavanda». L’altro suo nome botanico è Lavandula latifolia, che vuol dire «a foglie larghe». Le sue foglie sono larghe e vellutate. I suoi steli di fioritura sono lunghi e possono presentare più spighe di fiori. La lavanda spigo ama molto il clima caldo e i terreni calcarei secchi. Il suo habitat si situa a partire da 600 metri d’altitudine. La sua coltura non è più praticata in Francia.

Lavandula stoechas: è la lavanda marittima. Si sviluppa in terreno non calcareo (preferisce la presenza di silicio) e la sua fioritura è precoce. Gli orticoltori la utilizzano per creare degli ibridi come la «lavanda farfalla» per la decorazione dei giardini.

Lavandula hybrida: All’epoca nella quale i falciatori andavano a cogliere le lavande selvagge si cominciarono a notare delle piante più sviluppate delle altre che chiamavano «lavanda grossa» o «lavanda bastarda»: si trattava delle lavandine, nate dall’ibridazione spontanea fra la lavanda vera e la lavanda spigo. Tale incrocio è dovuto agli insetti impollinatori, fra i quali le api. Essendo un ibrido, la lavandina è sterile. La sua riproduzione è realizzata tramite il metodo della talea. La tecnica della talea si è imposta a partire dagli anni 1925-1930, permettendo uno sviluppo rapido della coltura della lavandina. Esistono numerose varietà di lavandina, le più diffuse sono: la Grosso, la Abrial o la Super.

Spagyria – Erboristeria alchemica

Dal latino Lavandus, rendere pulito, mondare. Secondo le antiche tradizioni di erboristeria alchemica la Lavanda ha due segnature funzionali, Mercurio e Luna. (vedi specifica a questo Link) La Lavanda aiuta a “scoprire i giochi”; rende orientati a riflettere su se stessi e aumenta la capacità di espellere le tossine, sopratutto tramite la pelle, che ci derivano dalla frequentazione degli ambienti.

Mercurio è la funzione inerente ad ogni ambito di relazione, comunicazione e scambio, sia nelle dinamiche inerenti al rapporto con l’esterno che a quelle relative al mondo interiore della persona e quindi con le complesse dinamiche della psiche. Nel fisico ha a che fare con la respirazione, con la digestione, con il pancreas e, come aspetti più generali, con il sistema linfatico, i nervi, la pelle e il sistema immunitario.

Luna è la funzione inerente ad ogni ambito di riflessione, accudimento, fecondità. In analogia con la mutevolezza delle sue fasi è da porre in relazione a comportamenti dominati dall’incostanza e dalla suggestionabilità, derivanti da una fragile identità della persona che viva in balia del proprio ambito emotivo. Nel fisico ha a che fare con l’encefalo, il midollo, lo stomaco, il duodeno, le gonadi ed è coinvolta nei processi metabolici e nella funzionalità dell’intestino crasso.

L’utilizzo della Lavanda può avvenire tramite l’idrolato, in particolare quello di Lavandula officinalis biologico, oppure l’olio essenziale di Lavandula Stoechas biologico (il più delicato ed efficace anche per i disturbi alimentari).

Nella Spagyria esiste la quintessenza di Lavandula Officinalis, oltre a rivolgersi ad un terapeuta esperto, è possibile applicare una goccia di questo preparato sulle punture di insetti, oppure miscelare qualche goccia di questo preparato con una crema idratante dopo bagno e nessun insetto si avvicinerà a voi!!

 

La Fonte e i Pianeti

LAVANDA – Lavandula officinalis

La Lavanda, secondo il Donzelli, nel suo Teatro farmaceutico dogmatico e spagyrico, così ne parla: Corrobora il capo e tutti i nervi ungendosene la nuca; giova a dolori articolari, scalda lo stomaco, li reni, fegato, polmone e caccia i vermi. Scalda il cerebro, il ventricolo, la milza, l’utero e giova alla soffocazione della vista, come anche all’apoplessia et alla durezza della milza. 

 

 

Vedi anche Lavanda, Salvia e Melissa – le tre Grazie per il meridiano del Triplice Riscaldatore

 

Bibliografia:

  • Noli me tangere. Saggio interpretativo sulla figura di Maria Maddalena – Giuliana Cordero – edito da Ibiskos Editrice Risolo, 2007
  • Enciclopedia degli Oli essenziali – Julia Lawless – edito da Tecniche Nuove, 2006

 

 

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