Abete, caro ad Artemide. Uno degli alberi legati al Novilunio


Artemide
Artemide

In Grecia l’abete bianco, elate, era sacro alla dea Artemide, cioè alla Luna, protettrice delle nascite, in onore della quale si sventolava nelle feste dionisiache un suo ramo intrecciato con edera e coronato sulla punta da una pigna. Portava lo stesso nome dell’abete bianco Elàte, la dea della luna nuova, detta anche Kaineides (da kainizo che significa rinnovare, recare cose nuove).

L’Abete bianco può distendere il suo sguardo su grandi distanze, grazie alla sua altezza e al luogo in cui cresce, le falde delle alte montagne.

L’Abete è l’albero solstiziale dell’inverno per eccellenza, nelle tradizioni nord-europee è indicato come l’albero che porta i doni per il suo uso nelle feste natalizie, anche solo per gli addobbi che lo arricchiscono durante le feste natalizie. Gli addobbi, secondo la tradizione cristica: i lumini simboleggiano la Luce che il Cristo dispensa all’umanità, i frutti dorati insieme con i regalini e i dolciumi appesi ai suoi rami o raccolti ai suoi piedi sono rispettivamente il simbolo della Vita spirituale e dell’Amore che Egli ci offre. Radunarsi, la notte di Natale, intorno all’albero significa dunque essere illuminati dalla sua luce, godere della sua linfa, essere pervasi dal suo amore.

Con un ramo di Abete ornato di addobbi colorati e appeso alla fine di aprile nei pressi dell’abitazione, si festeggiava il maggio agricolo per augurare prosperità ai raccolti. A causa della sua prodigiosa altezza esso è ritenuto simbolo di elevatezza, sublimità e fortuna.

Secondo tradizioni occulte gli Abeti ospitano spiriti intenti a ridare salute e speranza agli uomini ed in particolare ai bambini; mentre fate devote, evolute e fidate, lavorano instancabilmente a spargere influenze benefiche e protettrici.

Botanica

Abete – rosso e babete rossoianco Picea excelsa L. / Abies alba Mill. – Fam. Pinaceaeabete bianco

La morfologia degli aghi e delle pigne ci fanno subito comprendere che hanno funzioni simili, ma ben distinte. Le pigne dell’abete rosso hanno un colore rossastro e quando sono mature sono pendenti rispetto al ramo che le sorregge; gli aghi sono verde scuro, più corti dell’abete bianco. Il suo legno si usa per fare la carta.

Le pigne dell’abete bianco sono maschili e si ergono sopra il ramo con un colore verde intenso; gli aghi sembrano un pettine con aghi lunghi 3 cm. Da un legno tenero e facilmente lavorabile.

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Spagyria e Fitoterapia

Macerato di Abies pectinata/alba (Saturno): dalle gemme si prepara il macerato glicerico indicato per l’apparato scheletrico e il midollo osseo. Indicazioni: osteocondriti giovanili, rachitismo, linfatismo, osteomielite, controlla le turbe primitive e secondarie dell’accrescimento, anemie, demineralizzazione nei bambini e negli adolescenti, decalcificazioni, fratture osee e ritardo del loro consolidamento, carie, paradontosi, ipertrofie ghiandolari e diatesi linfatica, antiflogistico dei plessi linfatici. Adenoiditi, tonsilliti e rinofaringiti recidivanti dell’infanzia, dolori ossei nel bambino (dolori della crescita), alterazioni neuro-muscolari per carenza del metabolismo calcio.  

nuovi gettiAttivatore biologico del tessuto osseo, favorisce la fissazione del calcio nelle ossa stimolando l’accrescimento della statura e la produzione dei globuli rossi da parte del midollo osseo. Dalla sua oleoresina si ricava la Trementina, un olio essenziale, acidi resinosi e sostanze amare.

Il bagno vegetale E’ il bagno vegetale più conosciuto e più diffuso e anche quello più studiato. L’uso dei bagni di abete o pino è molteplice. Si usano sia nelle malattie nervose, sia nelle nevralgie e nei reumatismi. Preparare il bagno almeno mezz’ora prima mettendo le parti prescelte con acqua molto calda, poi togliere i vegetali e fare il bagno normalmente aggiungendo altra acqua, rimanere immersi almeno 15 minuti. La materia prima è l’abete rosso – Picea excelsa, ma si usano anche l’abete bianco (Abies alba) e il pino (Pinus silvestris). Le parti selezionate sono i rametti giovani di alberi di 60-80 anni di età, perché contengono le migliore sostanze in maggiore quantità.

Il bagno tannico si produce con la corteccia degli alberi e contiene una maggiore percentuale di tannini, circa il 26-28%; pertanto l’azione stimolante è più forte. L’impiego elettivo si ha nelle affezioni reumatiche ostinate.

Proprietà e benefici dell’olio essenziale di abete bianco: se inalato, svolge un’azione antidepressiva, conferendo forza interiore nelle difficoltà, quando la visione del proprio cammino è buia o offuscata e si dubita di poter proseguire. Questa essenza è anche un rimedio tonico e stimolante, in quanto aumenta l’energia positiva; aiuta a sentirsi più forti e protetti in situazioni o con persone ostili. Se vaporizzato nell’ambiente o massaggiato sul petto, è un ottimo rimedio decongestionante delle vie respiratorie, in quanto calma la tosse, scioglie il catarro e riduce la produzione muco, in caso di raffreddore o sinusite e malattie da raffreddamento. Se massaggiato, aumenta la vasodilatazione e la circolazione sanguigna locale, alleviando i dolori dell’artrosi, dell’artite, sciatica, cervicale e dei reumatismi; sgonfia gli edemi e i gonfiori, e ha proprietà distensiva e antispasmodica su muscoli dolenti ed irrigiditi o in caso di crampi. E’ atossico e non causa sensibilizzazione. (In bergamasco chiamato l’ole d’aes)

Stradivari utilizzava per i suoi strumenti l’acero dei Balcani nella realizzazione del fondo, delle fasce e del manico; l’abeteViolino rosso della val di Fiemme per la tavola. Una leggenda senza fondamento racconta che egli facesse rotolare i tronchi e che ne ascoltasse il suono per scegliere i migliori. Nel periodo nel quale visse Stradivari (Cremona, 1644-1737 – liutaio) ci fu una piccola era glaciale. Secondo questa teoria, le particolari condizioni climatiche portate dalla glaciazione avrebbero causato una diminuzione dell’attività fito-sintetica delle piante, riducendone la velocità di crescita e dando origine ad un legno più compatto ed elastico.

Il Peccio (abete rosso) è ben raccontato con dovizia letteraria ne Arboreto salvaticouna raccolta di racconti di Mario Rigoni Stern pubblicata nel 1991. Ogni racconto è dedicato ad una pianta diversa, e fornisce il pretesto per raccontare vicende personali e ricordi dell’autore. L’affetto di Rigoni Stern per gli alberi è quello che si porta a un fratello maggiore e sostanzialmente migliore. Rigoni ha scelto venti alberi a lui particolarmente cari e li descrive, ne dà le caratteristiche botaniche e ambientali, ne illustra la storia e le ricchezze, ne spiega gli influssi che hanno avuto sulla cultura popolare e la letteratura e anima il tutto con le proprie esperienze di uomo di montagna e con la freschezza poetica della sua sensibilità di scrittore.

E’ un libro semplice, con interessanti e piacevoli annotazioni botaniche, accompagnate da richiami al significato delle piante nell’antichità e impreziosita da brani di romanzi o da versi poetici di autori che cantarono la bellezza di determinati alberi.

Non mancano annotazioni, sempre correlate a questi vegetali, di fatti o eventi di cui Stern fu protagonista nel corso della sua vita, ma non si tratta di meri espedienti per allungare o vivacizzare la narrazione, bensì sono incisi funzionali a dimostrare che l’uomo deve convivere con la natura, nel pieno rispetto di questa, traendone benefici che le attuali generazioni ignorano completamente.

Bibliografia:

  • Il serto di Iside – Angelo Angelini – ed. Kemi
  • Compendio di gemmoterapia clinica – Fernando Piterà – ed. De Ferrari