Formazione o form-azione, non sempre arricchisce.


form-azione
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Torno sul blog dopo una breve pausa per condividere alcuni pensieri sulla

formazione o form-azione.

Cosa spinge una persona ad aggiornarsi e a studiare tutta la vita?

La “curiosità patologica” può essere sinonimo di intelligenza, come molti dicono?

 

Nella mia breve assenza ho seguito aggiornamenti che ritenevo molto importanti per la mia crescita personale, prima di tutto, e professionale.

Due congressi nazionali di due giorni l’uno, dove devi lottare con la tua mente per capire cosa è bene o non lo è per te, mi hanno riempito la memoria breve, questo è certo.

Sentivo il bisogno di imparare relazionandomi con persone, non volevo restare sola nella mia stanza dove i libri, l’web e le riviste specializzate mi supportano in questo cammino chiamato vita.

Nel primo congresso ho trovato:

  • voglia di comunicare
  • voglia di condividere
  • persone che si salutavano anche se non si conoscevano
  • persone che ti sorridevano anche se non ci conoscevamo
  • insomma PERSONE, prima di tutto
  • contenuti di altissimo profilo, come i docenti presenti

Nel secondo congresso ho trovato:

  • nessuna persona che aveva voglia di comunicare
  • nessuna persona che ti sorrideva semplicemente perché eri lì anche tu a conoscere nuove scoperte o ricerche
  • nessuna persona che ti salutava anche se non ci conoscevamo
  • contenuti e basta

Queste due esperienze mi hanno lasciato molto, entrambi, a livello didattico; solo una è stata capace di oltrepassare la mente e scendere giù fino al cuore.

Solo una sarà nel mio percorso futuro. Ma mi chiedo: perché ci sono gruppi che non sanno comunicare e insistono a restare nel loro Olimpo fregiandosi di avere conoscenze assolute? E ti invitano anche al loro congresso? Perché non si fanno una chiacchierata tra loro e non fanno perdere tempo a te?

Hanno forse bisogno di sentirsi dei Guru che hanno bisogno di seguaci? La risposta è ovvia: SI’!non formazione

Ogni percorso formativo, che crea vero interesse, dovrebbe essere una forma di scambio e condivisione, non solo con il docente magari, anche con i partecipanti. Solo così si crea un’onda culturale che può cambiare le cose, altrimenti che cultura è?

Mi è sembrato di tornare a scuola, alle elementari, dove i miei insegnanti erano “giganti” che non sapevano chi avevano davanti, tu eri solo una dei tanti che permetteva loro di portarsi a casa la pagnotta. E a fine anno questi avevano anche il coraggio di dire ai tuoi genitori: potrebbe dare di più!

Io???? E tu che “insegni” pensando che io sia solo un puntino sulla lavagna o un nome sul registro?

E che sei così presuntuosa/o da pensare che sai trasmettere il piacere della conoscenza con quattro nozioni fredde da imparare e basta, tu non credi che potresti fare uno sforzo e uscire dai tuoi bisogni per creare empatia con chi ti ascolta?

Viene chiamata integrazione nelle diverse conoscenze a volte, ma la mia esperienza di questo ultimo periodo ha fatto cancellare dal mio dizionario il termine integrazione, più ti avvicini a ciò che si sente “alto” e più ti allontani da ciò che è “integrabile” e arricchente. Tanto loro ti guarderanno solo dall’alto per il resto dal piccolo al grandedella loro vita!

Come sono diverse le esperienze che arricchiscono!!

Nel paesaggio stupendo della pianura piacentina ho trovato ciò che cercavo.

Capirete che per non far torto e per non rischiare denunce non posso citare né i luoghi né gli organizzatori.

Ma scrivere ciò che sento sì, sperando di non cadere mai nell’errore della prosopopea che mi renderebbe inanimata e astratta.

Vorrei incontrare persone vere che, con umiltà intellettuale, si mettono qualche volta anche dalla parte di chi ascolta. Basta ampliare la prospettiva e creare una coralità di intenti, nel rispetto degli obiettivi e della singola potenzialità comunicativa.

Potenzialità comunicativa??

O Utopia?