Vulnerabilità e Resilienza, la forza è con noi!


Giorno e Resilienza

In un mondo di strilloni, gelosi e invidiosi, forzuti e prepotenti mi è tornata in mente la meraviglia della Vulnerabilità e la nostra possibilità di agire la Resilienza.

L’Accademia della Crusca definisce così L’elasticità di resilienza 

Con il significato di ‘capacità di sostenere gli urti senza spezzarsi’, la parola resilienza ha guadagnato, negli ultimi anni, una sorprendente popolarità, tanto improvvisa da favorirne la percezione come di un calco dall’inglese. Il termine, in realtà, era già presente nel vocabolario italiano, anche se il suo uso e il suo significato – prettamente tecnici –  si celavano ai non specialisti. In fisica e in ingegneria

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indica la capacità di un materiale di resistere a un urto, assorbendo l’energia che può essere rilasciata in misura variabile dopo la deformazione. È probabile, tuttavia, che la lingua inglese abbia effettivamente giocato un ruolo nel rilancio della parola negli usi correnti, in virtù di un processo che ha come tramiti la ricerca e la divulgazione scientifica, e sfrutta la rete come cassa di risonanza (ambiti, entrambi, in cui l’inglese è la lingua franca).

E prosegue: Nel corso dei secoli e del progredire del pensiero scientifico occidentale – che, ricordiamo, è stato prevalentemente espresso in latino fin oltre il Seicento – l’aggettivo resiliens ha indicato sia il rimbalzare di un oggetto, sia alcune caratteristiche interne legate all’elasticità dei corpi, come quella di assorbire l’energia di un urto contraendosi, o di riassumere la forma originaria una volta sottoposto a una deformazione.

‘È il regresso, o il ritorno di un corpo che ne urta un altro. Un uomo illustre riconduce la causa di tale regresso a questo: che un muro (per esempio), non opponendosi al moto di una palla, ma solo al suo progredire oltre, non impedisce che si muova, ma soltanto che vada più avanti: dunque il corpo che urta il muro, la palla per esempio, torna indietro, cioè rimbalza [resilit]. Recentemente un insigne filosofo ha stabilito un’altra causa. Suppone, appunto (e lo prova adducendo diversi esperimenti), che tutti i corpi siano dotati di una forza elastica, per la quale non solo essi mantengono la propria forma, ma la ristabiliscono anche una volta che ne sono stati allontanati, con tanta maggiore forza quanto maggiore è stata quella ad opera di cui sono stati deformati’.

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Quante volte abbiamo impattato contro un “Muro”? Esiste un modo semplice di vivere queste esperienze?

Secondo me è solo con l’accettazione della propria Vulnerabilità e agendo la Resilienza che si ritrova la vera Forza.

La cedevolezza è un’accezione ritenuta negativa, ma se siamo capaci di cedere come l’acqua che cede ma non recede, una nuova e inaspettata visione prospettica ci si presenta davanti.

Acqua che cede, ma non recede
Acqua che cede, ma non recede

Avete un pochino di tempo per inviare il vostro commento su questo argomento, raccontando la vostra esperienza di Vulnerabilità e/o Resilienza?

Insieme a tutte le persone che seguono il blog, sarò lieta di leggere ciò che volete esprimere.

Per approfondire:

 

Citazione dall’Accademia della Crusca a cura di Simona Cresti – Redazione Consulenza Linguistica