Santoreggia, un aroma perenne molto digestivo e stimolante


Questo post lo dedico a zia Marilisa che più di 20 anni fa mi ha fatto conoscere questa pianta con un vasetto di santoreggia essiccata per Natale. In cucina io la uso ovunque, anche sulla pizza; ma De gustibus non est disputandum

Etimologia 

Il Riccio, Satiro con calamaio, Metropolitan Museum
Il Riccio, Satiro con calamaio, Metropolitan Museum

Il nome del genere trae origine dal latino satura = ciotola per legumi, probabilmente perché venivano insaporiti con questa pianta. Il nome specifico deriva dal suo habitat.

L’origine latina indica anche “satureia” da saturo, grazie alle sue grandi proprietà digestive, rende sazi, saturi.

 

 

dio Pan secondo la mitologia greca
dio Pan secondo la mitologia greca

Simbolismo

Nella mitologia della Grecia antica e del mondo letterario greco-romano, una collettività di esseri (molto raramente è un satiro singolo). Vivevano sui monti e nei boschi, inseguivano le Menadi e le Ninfe con le quali speravano di soddisfare la loro lascivia; parte cospicua del corteo di Dioniso, dediti al vino, procaci e licenziosi, erano immaginati sotto forma di capro, poi, smessa questa figura, conservarono orecchie e gambe caprine, una breve coda e piccole corna sulla fronte.

Nel periodo più antico i satiri erano immaginati dai Greci, non diversamente dai sileni, in forma umana, ma con orecchie, coda e talvolta zoccoli di cavallo.

Esiodo li definisce buoni a nulla che giocano dei tiri ai mortali e, conformemente al loro aspetto semi-animalesco, sono sensuali, aggressivi, ma anche vili.

Nelle rappresentazioni artistiche perdettero a poco a poco la forma animalesca e mostruosa loro attribuita nell’arcaismo ed ebbero aspetto grazioso, fattezze giovanili da cui traspariva arguzia e piacevole malizia. Nell’età ellenistica se ne moltiplicarono i tipi e gli atteggiamenti, per lo più con intenti idillici. Nella letteratura greca, attori travestiti da Satiri costituirono il coro delle più antiche tragedie: di qui il sorgere del dramma satiresco.

Dal punto di vista storico-religioso i satiri greci rientrano in quel tipo di esseri, diffuso nelle più varie mitologie, che si definiscono convenzionalmente come ‘demoni del bosco’.

In epoca classica i satiri fanno ormai regolarmente parte del corteo bacchico. In un periodo più recente si assimilano nell’aspetto esteriore al dio Pan o ai pani, al plurale, altri esseri semidivini abitanti del bosco, scambiando gli originari attributi equini con quelli caprini, caratteristici del dio Pan.

Botanica

Santoreggia – Satureja montana – Scheda botanica Link

Spagyria

Satureja montana
Satureja montana

In Spagyria vengono preparati, con le sommità fiorite, la Quintessenza Spagyrica e l’Elixir Spagyrico di Santoreggia montana  e, secondo la letteratura di questa scienza antica, la sua azione è rappresentata da Giove e Sole (vedi specifica Geni Planetari) le cui ghiandole endocrine sono Ipofisi e Timo. Ricordo che in ogni pianta ci sono sempre tutti i 7 geni planetari, quelli che vengono indicati sono ciò che caratterizzano l’azione della pianta specifica.

Le sue indicazioni sono:  antiputride, digestive, antispastiche, vermifughe, antibiotiche, carminative (aumenta la tonicità e la contrattilità di stomaco e intestino), stimolanti  (cortico-surrenali e neuro-psichiche), antisettiche cutanee, antidepressive, afrodisiache.

Se unita all’Equiseto è ottima per la depurazione del sangue.

La posologia va sempre valutata da un terapeuta; generalmente, se ne usano da 3 a 7 gocce, da 1 a 3 volte al giorno, su miele o zucchero o su un pezzetto di pane per la quintessenza e in acqua per l’elixir.

Fitoterapia

Satureja hortensis
Satureja hortensis

La Santoreggia non è comune allo stato selvatico, molto invece in quello coltivato. E’ presente in numerosi orti come spezia aromatizzante per cibi e per tisane. La raccolta viene effettuata liberamente e può essere usata allo stato fresco o secco. In quest’ultimo caso l’essiccazione dev’essere condotta velocemente in luogo fresco e riparato, oppure tramite essiccatore.

Contiene olio essenziale ricco di carvacrolo, timolo, pinene, tannino e zucchero. Utile come disinfettante e carminativa. E’ tossico cutaneo, se non veicolato irrita la pelle e le membrane mucose. Evitare in gravidanza. (cit. Robert Tisserand)

E’ indicata per le malattie infettive delle vie respiratorie e urinarie,

decotto di Satureja montana
decotto di Satureja montana

Candida albicans, astenia intellettuale e sessuale, atonia digestiva, dolori gastrici nervosi, spasmi gastrointestinali, colite, fermentazioni intestinali, diarree.

Per l’indicazione antidiarroica, secondo Rudolf Weiss, è più indicato il decotto (far bollire 20 g di santoreggia in un litro d’acqua per almeno 10 minuti); utile anche per l’enterocolite acuta.

infuso di Satureja montana
infuso di Satureja montana

Infuso di Santoreggia

In un litro di acqua bollente (a fuoco spento) ponete le sommità fiorite di santoreggia sminuzzate (max 30 g) e lasciate in infusione,    lasciando riposare per 10 o 20 minuti. Dolcificate a piacere con miele o zucchero di canna, quindi filtrate con cura. Se ne prendono 2-3 tazze al giorno.

Aromi in cucinasantoreggia con legumi

In cucina si utilizza la Satureja hortensis, più delicata. Ma va bene anche la specie montana. Per il suo aroma pepato, deciso ed eccitante, la santoreggia accompagna infinite vivande, ma i farinacei e i legumi, in particolare fave, fagioli, ceci e lenticchie, traggono particolare vantaggio dall’unione sia a livello di sapore sia di aumentata digeribilità. (cit. chef Antonio Scaccio)

gattini che mangianoUso veterinario

E’ un ottimo tonico e disinfettante che gli animali gradiscono sbriciolandone ogni tanto un po’ nella loro pappa.

Vedi anche Rosmarino, Anice stellato e Santoreggia sostengono con Forza il Meridiano del Fegato

Bibliografia

  • Trattato di fitoterapia – Rudolf Weiss – 1996 – ed. Aporie
  • Armonia vegetale in cucina – Antonio Scaccio – 2013 – ed. Tecniche Nuove
  • Il Serto di Iside – Quaderni di Erboristeria alchemica – Angelo Angelini – Editrice Kemi

 

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