Oli essenziali: la fitoterapia profumata


Premessa: prima di entrare nel merito è bene sapere che

  • gli oli essenziali non vanno mai presi per bocca per non inficiare la funzionalità delle mucose, delicatissime, tranne nel caso che vengano prescritti da Medici specializzati in Aromaterapia;
  • è bene rammentare che i rimedi oleosi, anche se naturali, sono da utilizzare con un minimo di conoscenza e che vanno veicolati con oli vegetali per evitare spiacevoli reazioni dermatologiche;
  • sono controindicati generalmente in gravidanza, nei bambini sotto i 3 anni, in caso di allergie o di epilessia, gravi epatopatie e insufficienze renali.

Tutto cominciò in Egitto intorno all’anno 3.000 a.C., come testimoniano reperti archeologici presenti nel British Museum dove sono esposti vasi, per lo più in alabastro, probabilmente destinati agli oli aromatizzati. Tutte le classi sociali, dai sacerdoti agli schiavi, facevano un intenso uso di sostanze odorose nelle pratiche quotidiane, dalla cucina alla cura del corpo, e in ogni occasione festiva le resine e i legni profumati venivano bruciati per le strade, affinché tutti potessero aspirarne i fumi sacri e balsamici. Ippocrate ha combattuto la peste di Atene usando essenze aromatiche per le fumigazioni. Santa Idelgarda di Bingen usava l’olio di Lavanda già nel XII secolo. L’acqua di Ungheria (con base di olio essenziale di Rosmarino) era nota già nel XIV secolo. Intorno al 1.500 i farmacisti conoscevano gli oli di benzoino, calamo, cannella, legno di cedro, incenso, mirra, nardo cinese, rosa, rosmarino, salvia e trementina.

In epoca moderna il medico e chirurgo militare francese Jean Valnet (1920-1995) ha dato un’importante svolta all’utilizzo terapeutico degli oli essenziali. E’ stato uno degli artefici dell’Aromaterapia.

Gli oli essenziali o eterici cosa sono?

Quando si parla di oli essenziali si fa riferimento alla sostanza reale dalla pianta, la sostanza che ha la proprietà di determinarne il profumo. Quando stropicciamo le foglie fresche di una pianta o incidiamo un rametto fresco della stessa, la sostanza liquida che viene rilasciata è appunto l’olio essenziale.
Sebbene tutte le piante contengano uno o più oli essenziali, a seconda della parte della pianta, la quantità di olio che può essere estratto può differire da pianta a pianta. Infatti se l’olio essenziale di arancio è facilmente estraibile, lo stesso non vale per piante come la melissa o la rosa. Infatti per queste queste piante si devono impiegare decine di chilogrammi per estrarre pochi grammi di olio essenziale.
L’olio essenziale per definizione è una sostanza volatile, odorosa che poco ha a che fare con i comuni oli e che ha la proprietà di disperdersi velocemente nell’ambiente. Per questo motivo viene impiegata in aromaterapia.

Il Ministero della Salute ha stabilito tramite norme specifiche cosa si intende per oli essenziali; le confezioni che si dichiarano essenze non sono la stessa cosa, ma sostanze volatili diluite, lo si può ben comprendere anche dal prezzo differente.

La dott.ssa Loredana Di Adamo afferma che i  fattori indispensabili per riconoscere un olio essenziale di qualità sono: deve essere riportato l’organo produttore; devono comparire sia il nome in italiano che il nome botanico corrispondente scritto in latino (esempio olio essenziale Salvia, nome botanico Salvia officinalis o sclarea). Il simbolo HEBBD con una goccia come simbolo sta ad indicare olio essenziale botanicamente e biochimicamente definito.

Devono essere indicate le parti della pianta utilizzate: sommità fiorite, gemme, foglie, ecc. e la tecnica di estrazione impiegata. Sulla scatola o sulla boccetta deve essere riportata la dicitura olio essenziale puro. Fragranza, essenza, estratto sono nomi che corrispondono a profumazioni per ambiente e non si riferiscono ad oli essenziali.

Sulla scatola e sulla boccetta deve essere riportata la provenienza (il paese di origine in cui è stata coltivata la pianta) e indicato il lotto (con un numero), la data di scadenza con il simbolo PAO e la dicitura per uso professionale esterno  o per uso alimentare o interno.

Sono da preferire gli oli essenziali certificati bio o che riportino il marchio ICEA (Istituto Certificazione Etica e Ambientale).  Alcuni oli riportano inoltre il chemiotipo: maggioranza molecole biochimiche presenti che ne determinano gli effetti. Testare la purezza di un olio è inoltre possibile versandone una goccia su un fazzoletto di carta. L’olio essenziale puro evapora dopo poco non lasciando traccia.

Perché le piante contengono oli essenziali?

Prima di scoprire come si formano gli oli essenziali, occorre appurare quale valore abbiano per le piante. La scienza è molto più abile nel chiarire il come ma il perché non è molto approfondito, non comporterebbe vantaggi economici. Provo ad elencare alcuni perché:

  1. prevenire l’attacco da parte degli insetti predatori;
  2. prevenire l’attacco da parte di batteri, funghi e altri microrganismi; gli studi in vitro hanno fornito diverse prove delle proprietà antimicotiche e battericide degli oli vegetali volatili;
  3. favorire l’impollinazione attirando le api e altri insetti benefici come le falene;
  4. promuovere la riparazione delle lesioni subite dalla pianta e fungere da riserva di energia;
  5. contribuire alla sopravvivenza in condizioni di crescita difficili;
  6. prevenire la disidratazione nei climi caldi e secchi: in tali condizioni ambientali, infatti, l’olio volatile forma una sorta di rivestimento protettivo che rallenta la perdita d’acqua attraverso il fogliame.

Famiglie di piante da cui si estraggono gli oli essenziali

  • Annonaceae (Ylang-Ylang)
  • Apiaceae o Umbrellifere (Anice, Aneto, Finocchio, Coriandolo)
  • Burseraceae (Boswelia carteri o Incenso)
  • Geranaceae (Geranio o Pelargonium)
  • Lamiaceae o Labiate (Basilico, Issopo, Lavandino, Lavanda, Maggiorana, Melissa, Origano, Patchuli, Menta piperita, Rosmarino, Salvia, Salvia sclarea, Santoreggia e Timo)
  • Lauraceae (Cannella e Canfora)
  • Myrtaceae (Cajeput, Eucalipto, Niaouli, Chiodi di garofano, e Melaleuca)
  • Oleaceae (Gelsomino)
  • Piperaceae (Pepe nero)
  • Poaceae o Gramineae (Citronella, Nardo indiano, Palmarosa e Vetiver)
  • Rosaceae (Rosa damascena, Rosa centifolia, Rosa mosqueta)
  • Rutaceae (Bergamotto, Pompelmo, Limone, Mandarino, Arancio dolce, Arancio amaro)
  • Styraceae (Benzoino)
  • Valerianaceae (Nardo cinese e Valeriana)
  • Verbenaceae (Verbena odorosa o Lippia citridora,
  • Cupressaceae e Pinaceae (Cipresso, Ginepro, Pino e Cedro)

Le tecniche per l’estrazione degli oli essenziali

Il tipo di tecnica utilizzata per l’estrazione fa variare anche il prezzo d’acquisto dell’olio essenziale.

La spremitura: si tratta di in un processo di estrazione di tipo meccanico che si esegue a freddo e non comprende alcun trattamento chimico. Si usa per ottenere l’essenza presente nella scorza dei frutti, principalmente gli agrumi.

La distillazione di oli essenziali per corrente di vapore: si tratta di uno dei metodi più usati per l’estrazione degli oli essenziali dalle parti più resistenti delle piante, che tollerano di più il calore, come legni e cortecce. Si effettua mediante l’uso del distillatore, strumento formato da più contenitori stagni, da un generatore di vapore e da una serpentina di raffreddamento. In questo modo è possibile separare le sostanze volatili, sfruttando l’evaporazione: il materiale vegetale macinato viene fatto attraversare da una corrente di vapore acqueo, che estrae l’olio essenziale, permettendo di separarlo successivamente, in quanto non è solubile in acqua.

L’enfleurage: metodo antichissimo, oggi quasi completamente caduto in disuso, usato per estrarre gli oli essenziali dai petali e dalle parti molto tenere e delicate delle piante, che altrimenti si danneggerebbero facilmente in presenza di calore. I fiori vengono appoggiati su lastre ricoperte di grasso purificato, sfruttando la capacità dei grassi, di assorbire gli odori. I fiori cedono al grasso il loro profumo e sono sostituiti con altri fiori, finché il grasso non si satura di profumo. Poi si scioglie il grasso con alcol e quindi si separa l’olio essenziale.

Estrazione degli oli essenziali con uso di solventi: questo tipo di estrazione si impiega per le piante aromatiche pregiate, come la rosa e il gelsomino, con essenze che non resistono al calore. Consiste nel fare attraversare un solvente, che estrae l’essenza per poi rimuoverlo.

OLI ESSENZIALIAromaterapia per l’ambiente

L’aria che respiriamo nell’ambiente in cui viviamo può essere arricchita con il profumo degli oli essenziali che, oltre a creare un richiamo piacevole per il nostro olfatto, possono aiutarci a ristabilire un equilibrio salutare a livello fisico ed emotivo. Scegliete la miscela che più sentite vicina al vostro bisogno, riempite un piccolo nebulizzatore (quelli per le piante sono perfetti) con 200 cc. di acqua e aggiungete gli oli come indicato di seguito:

Miscela rilassante: 5 gocce di cedro, 3 di geranio e 2 di sandalo;

Miscela calmante: 8 gocce di lavanda, 2 di rosa e 2 di neroli;

Miscela rinfrescante: 6 gocce di bergamotto, 3 di neroli, 2 di geranio e 1 di verbena odorosa;

Per lo studio o il lavoro: 8 gocce di limone, 4 di menta, 2 di pino silvestre;

Per disinfettare l’aria: 8 gocce di eucalipto, 2 di pino silvestre e 2 di timo

Agitare bene la miscela prima dell’uso e spruzzate nell’ambiente almeno due volte al giorno.

Bibliografia:

  • Manuale di Aromaterapia – Robert Tisserand – 1982 – ed. Mediterranee
  • Trattato di Aromaterapia – Shirlei Price, Len Price – 2003 – ed. Red

Vedi anche Idrolati, cosa sono e L’olfatto