Erica, Alice blà blà e la sua funzionalità per i reni


Oggi è uscito il nuovo numero di Giornalino News, con il quale collaboro. Questo mese ho pensato ad una piantina tanto resistente al freddo con delle peculiarità assolutamente uniche.

#ERICA – #Calluna vulgaris – Brugo o bruch

In questo strano inverno riscopro una piantina che agli Spiazzi di Gromo chiamano ol bruc.
Il suo nome deriva dal greco “kalluno” che significa “scopare” grazie all’utilizzo dei suoi rami che venivano usati per costruire scope da giardino, da non confondere con la saggina che deriva dal Sorgo, della famiglia delle Graminacee.
Per meglio comprendere questa pianta dobbiamo immaginare di incontrare una persona che parla, parla, parla per attirare l’attenzione ma non sa ascoltare.

Alice blà blà amava molto stare in compagnia, la solitudine le faceva molta paura.
Le piaceva molto chiacchierare e parlare di se stessa, mentre faceva fatica ad ascoltare le amiche.
Appena qualcuno diceva: mi è capitato questo… lei subito la interrompeva dicendo: anch’io bla bla.
Alice, pur avendo un gran bisogno di amiche, restava sempre più sola e si chiedeva come mai: ma come, sono così socievole e mi evitano. Io non voglio stare ore da sola come Francesca che dipinge e Giulia ricama le tovagliette.. Oltretutto Alice non faceva granché nel gruppo, bisognava sempre aiutarla come un neonato e insomma era un gran peso, perciò veniva evitata. Il silenzio attorno a lei era un incubo pur di sentire una voce compose il numero di un risponditore automatico che le raccontava alcune previsioni astrologiche. Il suo segno le disse: non sei al centro dell’universo, non esisti solo tu, le tue chiacchiere e i tuoi problemi stancano e succhiano l’energia altrui. Se vuoi cambiare, devi imparare ad ascoltare anche gli altri, e non solo, devi fare la tua parte: smettila di fare la lagna! (testo tratto e riadattato da Barbara Mazzarella)

Non avete mai incontrato una persona così? L’Erica, come vi descrivo di seguito, si comporta proprio così, si aggrappa al minimo terreno e ci resta attaccata, quasi fosse una cozza (modalità espressiva moderna per ben descrivere l’atteggiamento di chi non sa agire senza attaccarsi agli altri!). In forma spontanea non è mai una pianta solitaria, cresce in gruppi e sviluppa dei fiorellini teneri che smentiscono la durezza degli steli dell’arbusto. Di Erica ne esistono ben 500 specie, nella fitoterapia è utilizzata la Calluna vulgaris.
La si può trovare nei terreni acidi, rappresenta la degradazione irreversibile del terreno, vicino alla Betulla (Betula verrucosa) e insieme possono reintrodurre il ciclo della foresta, come specie vegetali fecondatrici.
Il Brugo riesce ad attaccare laddove c’è un minimo di terreno e si aggrappa allo stesso, anche durante i periodi di grande siccità. Cresce fino ai 2.500 mt di altitudine. Pretende molta luce per germinare e, durante il suo breve ciclo vitale, fornisce cibo ad una grande quantità di animali selvatici.

L’erica è una piantina dalla forma deliziosa, simbolo della solitudine e della malinconia, ma anche della speranza perché cresce là dove nessuna pianta fiorirebbe. Gli animi oppressi da malinconia amavano errare nella solitaria e scarna brughiera dove fiorisce il Brugo, il quale col suo profumo e il suo colore infonde nello spirito uno spiraglio di speranza.
Mucchi di erica erano usati dalle popolazioni celtiche per ricoprire i tetti delle abitazioni e per isolare le pareti, oltre che per fare delle corde resistenti .
radica di ericaCon le radici più grosse si costruivano i fornelli delle pipe e con l’intera pianta venivano imbottiti i materassi. Coloro che avessero dormito su un simile materasso avrebbero ritrovato tutta la forza e il vigore e avrebbero riposato benissimo.
L’Erica veniva utilizzata anche dai maestri tintori per colorare le stoffe: il giallo dagli apici e il verde dai rametti.
In Scozia le fanciulle nubili piantavano l’erica nel loro giardino perché così sarebbe giunto il ragazzo giusto da sposare, ma la piantina si poteva anche bruciare, se si desiderava allontanare i folletti dispettosi con i loro scherzi impertinenti.

La Calluna vulgaris è un ottimo astringente e antiputrido, oltre ad essere la pianta tipica delle vie urinarie con un’ottima azione diuretica e antisettica. La sua funzionalità è legata al sistema linfatico, ai reni e alle ghiandole surrenali, oltre a tutto ciò che è legato alla gola, laringe e corde vocali.
Combatte con efficacia le infezioni di questi organi, ed oltre ad essere impiegata come sedativo delle vie urinarie è adatta per la cura di cistiti acute e recidivanti, calcolosi delle vie urinarie, prostatiti con formazioni di pus e, più in generale, è capace di calmare i dolori successivi all’urinazione.
tisaneUna tisana per le cistiti, secondo il dott. Pedretti è questa:
Uva ursina – foglie 40 g
Mirto – foglie 20 g
Rovo – foglie 20 g
Calluna v. – foglie e sommità fiorite 20 g
Lasciate in infusione per circa 10 minuti e bevete questa tisana per 3 volte al giorno.

Ciò che non ho scritto nell’articolo è che la Calluna vulgaris, Heather, fa parte dei Fiori di Bach, nello specifico del Meridiano del Rene, del quale parlerò in un prossimo post.

A presto!