L’Albatro o Corbezzolo, l’Ericacea dell’autunno


Immagine da Io Donna del Corriere della Sera del 15 ottobre 2016
Immagine da Io Donna del Corriere della Sera del 15 ottobre 2016

Il corbezzolo, chiamato anche albatro, è un cespuglio o un piccolo albero appartenente alla famiglia delle Ericaceae, diffuso nei paesi del Mediterraneo occidentale e nelle coste meridionali d’Irlanda.

A buon diritto questa specie rappresenta il simbolo del nostro Paese. Infatti, a partire dal Risorgimento, il corbezzolo è considerato il simbolo dell’Unità d’Italia, perché in autunno presenta sullo stesso ramo foglie verdi, fiori bianchi e frutti rossi, come la bandiera italiana.

Etimologia

Il nome corbezzolo deriva dal latino volgare corbitjus, incrocio dal lemma mediterraneo (preindoeuropeo) corba sopravvissuto nell’Italia settentrionale e del latino arbuteus, derivato da arbutus, anch’esso lemma di origine mediterranea. Anche il nome del genere, Arbutus, deriva quindi dal latino. L’origine del nome della specie, unedo, deriva da Plinio il Vecchio che, in contrasto con l’apprezzamento che in genere riscuote il sapore del frutto, sosteneva che esso fosse insipido e che quindi dopo averne mangiato uno (unum = uno e edo = mangio) non veniva voglia di mangiarne più. Dal nome greco del corbezzolo (κόμαρος – pron. kòmaros) derivano molti nomi dialettali della pianta e anche il nome del Monte Cònero, promontorio sulle cui pendici settentrionali sorge la città di Ancona, e la cui vegetazione è appunto ricca di piante di corbezzolo.

Simbolismo del Corbezzolo

Ovidio narra nei Fasti che Carna era una ninfa gelosa della sua verginità. Giano, innamoratosi di lei, riuscì con uno stratagemma a possederla e per compensarla della perduta verginità le concesse il divino potere di tutelare i cardini degli usci. Il corbezzolo è considerato anche una delle piante che respingono “le streghe” di San Giovanni. Nel linguaggio dei fiori la sua bianca campanula ha evocato il simbolo dell’ospitalità. I toscani lo hanno adottato a loro volta al plurale corbezzoli come esclamazione che addolciva a sua volta un’esclamazione triviale: non rompere i corbelli! ma fors’anche per la somiglianza, appunto, dei suoi frutti con i testicoli-corbelli.

Nell’ode “Al corbezzolo” il Pascoli riprende la vicenda di Pallante, figlio di Evandro, alleato di Enea nella guerra contro Turno, re dei Rutuli. Enea è destinato, con la sua stirpe, a essere progenitore di Roma e quindi dell’Italia. Nella visione di Pascoli, il giovinetto Pallante, ucciso in combattimento da Turno, è il primo eroe caduto per l’Italia. Nell’Eneide” (XI, vv. 64-65) si legge che il feretro di Pallante fu intrecciato con ramoscelli di corbezzolo e rami di quercia. Il Pascoli, grande classicista, ma anche appassionato conoscitore di arbusti e piante in genere, vede nel feretro di Pallante il primo Tricolore, perché nel corbezzolo (o albatro), tra le foglie verdi, spuntano ancora i fiori bianchi quando già le bacche sono rosse.

Poesia “Ode al Corbezzolo” di Giovanni Pascoli –nov 1911

Link Ode al Corbezzolo

Mitologia

Virgilio con l'Eneide tra Clio e Melpomene (Museo Nazionale del Bardo)
Virgilio con l’Eneide tra Clio e Melpomene (Museo Nazionale del Bardo)

Pallante è tra i primi ad avvistare le navi dei profughi troiani, guidati da Enea, mentre risalgono il Tevere con l’intento di fondare una città nella patria di Dardano (che secondo la leggenda era stato il fondatore di Troia) e, quale figlio del re e depositario del dovere dell’ospitalità, accompagna gli esuli alla corte del padre. Successivamente Enea viene accolto dal re Latino, che gli fa conoscere la figlia Lavinia della quale si innamora. Latino ha però già promesso la figlia a Turno, re dei Rutuli. Il padre di Lavinia ascolta le intenzioni di Enea ma temendo una vendetta da parte di Turno si oppone ai suoi desideri. La disputa per la mano della fanciulla diventa una guerra, in cui vengono coinvolte diverse genti italiche, compresi Etruschi e Volsci. Enea si allea con Evandro e suo figlio Pallante sotto il consiglio del dio Tiberino (dio del Tevere). La guerra è molto sanguinosa e Pallante fa strage tra i giovani guerrieri italici. Per primo uccide Lago trafiggendogli le costole con la lancia scagliata; subito dopo sorprende Isbone, amico del caduto, immergendogli la spada nel polmone, e inoltre Stenio ed Anchemolo, poi decapita Timbro e recide la mano destra al gemello Laride (Laride e Timbroerano figli di Dauco) che impugnava la spada contro di lui, lasciandolo agonizzante; quindi uccide Reteo che difendeva Ilo, e Aleso, reduce quest’ultimo dall’aver ucciso alcuni troiani (Ladone, Ferete, Demodoco, Strimonio e Toante), trafiggendolo al petto con la lancia. Infine Pallante viene affrontato ed ucciso da Turno che si appropria del suo balteo (Il Balteus è il termine latino che identifica la cintura militare propria dei soldati romani). Enea cattura allora otto guerrieri italici e li sacrifica sulla pira del suo giovane amico (Una pira (greco: πυρά, pyrá, da πυρ, pýr, «fuoco»), nota anche come pira funeraria, è una struttura, solitamente fatta di legno, utilizzata per bruciare un corpo come parte di un rito funebre. Come forma di cremazione, un corpo è posto sulla pira, che è poi data alle fiamme). Per evitare ulteriori vittime si decide che la sfida fra Enea e Turno si risolva in un combattimento tra i due pretendenti. Enea ha il sopravvento e vendica Pallante uccidendo Turno; dopodiché sposa Lavinia e fonda la città di Lavinium (l’odierna Pratica di Mare).

Botanica

Link su agraria.org Corbezzolo – Arbutus unedo L.

Spagyria, Fitoterapia e utilizzo

In Spagyria il Corbezzolo esercita la sua azione principale, rappresentata da Giove, Sole e Luna (vedi specifica Geni Planetari), le cui ghiandole endocrine corrispondenti sono Ipofisi, Timo e Gonadi. Ricordo che in ogni pianta ci sono sempre tutti i 7 geni planetari, quelli che vengono indicati sono ciò che caratterizzano l’azione della pianta specifica.

Le proprietà del corbezzolo sono da ricercare soprattutto nelle foglie. I frutti, i fiori e le radici hanno anche loro proprietà curative anche se in maniera meno accentuata. Il frutto contiene per circa il 10-20% zuccheri, pectine, arbutina, triterpeni, luppolo, vari steroli, pigmenti, flavonoidi, vitamine, ecc.

I suoi utilizzi a scopi terapeutici sono molteplici: astringente ed antidiarroico; antinfiammatorio nei confronti del fegato, delle vie biliari e di tutto l’apparato circolatorio; antispasmodico dell’apparato digerente e delle vie biliari; diuretico, antisettico e antinfiammatorio delle vie urinarie.

Anche il miele di corbezzolo ha delle ottime proprietà balsamiche, antispasmodiche, antisettiche e diuretiche.

Le foglie una volta raccolte vanno essiccate in ambienti bui e caldi e conservate in sacchetti di carta in luoghi bui ed asciutti. L’infuso delle foglie per le affezioni delle vie urinarie, dei reni, nei casi di febbre e diarrea e per tutte le altre indicazioni.

Il decotto della radice può essere usato nell’artesclerosi; il decotto di foglie è astringente se usato come tonico sulla pelle.

Marmellata di corbezzoli link