Ginepro, Inverno e il ritorno della Luce


Etimologia

Il nome del Ginepro deriverebbe dal celtico gen – cespuglio e prus – aspro, che esprimerebbe l’asprezza dei frutti e il contatto con la pianta. In greco era detto arkeuthos, dal verbo arkéo, allontanare, respingere un pericolo. Questa definizione ci ricorda la sua funzione di protettore in grado di scacciare con i suoi rami spinosi non soltanto i miasmi delle malattie, ma anche gli spiriti maligni. Nel ‘900, nelle campagne emiliane, si usava bruciare un ramo di ginepro la sera di Natale, di San Silvestro e dell’Epifania. Il suo carbone, come quello del ceppo, veniva poi impiegato durante l’anno in tanti rimedi superstiziosi.

Simbologia e tradizioni del Solstizio invernale

In tempi in cui la stagione invernale coincideva con un periodo di fame e alta mortalità, il momento astronomico che segnava la fine del buio e un graduale ritorno alla luce era una ricorrenza da festeggiare. Nella tradizione germanica e celtica, il solstizio d’inverno coincideva con la festa di Yule: si accendeva il fuoco, si macellavano gli animali e si banchettava sulle ultime riserve di carne disponibili (anche per evitare di dover sfamare gli animali nei duri mesi successivi). Sembra che proprio queste celebrazioni abbiano introdotto gli alberi sempreverdi come simbolo della vita che resiste all’inverno e alle avversità: una tradizione che è poi entrata di diritto nelle celebrazioni del Natale. 

Stonehenge di notte
Stonehenge di notte

In migliaia accorrono ogni anno a Stonehenge per celebrare il solstizio d’inverno. In epoca moderna il sito neolitico è preso d’assalto soprattutto in occasione del solstizio estivo. Ma per chi lo edificò era forse più importante il solstizio d’inverno, il momento in cui si macellavano gli animali e la fermentazione del vino e della birra aveva raggiunto il suo apice. Si pensa che Stonehenge sia stato accuratamente allineato su una linea visuale studiata per godere appieno del tramonto nel giorno del solstizio d’inverno.

Giuseppe Arcimboldo Inverno (1563), Kunsthistorisches Museum di Vienna
Giuseppe Arcimboldo Inverno (1563), Kunsthistorisches Museum di Vienna

Il 21 dicembre 2016 alle 10,44 nasce l’Inverno: è il giorno con le minori ore di luce; dal 22 dicembre in poi, le giornate andranno progressivamente allungandosi. Quello di oggi sarà anche il giorno il cui il nostro pianeta riceverà il minimo dell’irradiamento solare. Il Sole sorgerà infatti oggi, nel nostro emisfero, nel punto più meridionale dell’orizzonte Est, e culminerà a mezzogiorno alla minima altezza.

saturnali
Thomas Couture (1815-1879) – I Romani della decadenza – 1847 Olio su tela – cm 472 x 772 – © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

“Più crudele della guerra, il vizio si è abbattuto su Roma e vendica l’universo sconfitto”

Nell’antica Roma, a cavallo del solstizio d’inverno – dal 17 al 23 dicembre -, erano previsti i Saturnali, le feste dedicate al dio dell’agricoltura Saturno con banchetti e sacrifici. Durante i festeggiamenti si ribaltavano i ruoli: lo schiavo, nominato princeps, assumeva tutti i poteri e indossava la maschera. Le classi sociali erano temporaneamente abolite: ci si vestiva tutti allo stesso modo e per gli schiavi era l’unica occasione di assaporare il gusto della libertà, prendendo fittiziamente il posto dei loro padroni.
Da alcuni epigrammi di Marziale sappiamo che i Romani in questa occasione si scambiavano regali economici come dadi, candele di cera colorata, abiti, libri, una moneta, piccoli animali domestici. Il tutto tra orge e banchetti senza fine.

Juniperus communis, le sue bacche hanno il colore viola

Le bacche di ginepro sono violacee come i paramenti sacri nei tempi della Quaresima e dell’Avvento. Il suo legno, non soltanto è inattaccabile dai tarli, ma dura centinaia di anni. 

Secondo Gaio Plinio Secondo, Noi potiam imparar che dobbiamo prendere il legno del Ginepro, cioè la croce di Cristo Redentore, facendone travi grandi nel tempio dell’Anima nostra, perché Templum Dei esist vos (tempio è anche inteso come spazio di osservazione), dice l’apostolo, e l’arbore della Croce è così grande che la sommità di esso tocca il cielo, come disse il Cristo: ego, cum exaltatus fuero, omnia traham ad me ipsum (Io, quando sarò elevato, attirerò tutti a me).

Siccome la scorza del ginepro bruciata e ridotta in cenere e mescolata con acqua gioverebbe, in forma di unguento, alla lebbra e alla rogna, potrebbe simboleggiare la cognizione di noi stessi, la quale ci viene ridotta a memoria il primo giorno di Quaresima nella cenere postaci sul capo: “Polvere sei e polvere ritornerai”.

Botanica

junniperus-in-montagnaIl Ginepro è una conifera sempre verde che cresce nelle paludi e nelle brughiere. Colonizza facilmente terreni poveri ed è usato per il consolidamento di pendici instabili. Dalla specie originaria sono state selezionate molte varietà a scopo ornamentale. Ha una crescita molto lenta, resinoso, di aspetto molto variabile: eretto espanso o prostrato. In pianura si presenta come un alberello sino a 5/6 m di altezza, in montagna assume forma cespugliosa, ad alta quota e in zone particolarmente ventose, si riduce ad un arbusto prostrato.

Juniperus communis link

Spagyria

Saturn
Saturno

La Spagyria considera il Ginepro governato da Saturno e Giove (Geni Planetari). Le parti utilizzate per le preparazioni spagyriche sono i giovani getti con i quali si producono il Macerato e la Quintessenza e ha le sue potenzialità nel Meridiano del Rene. E’ particolarmente indicato, come Macerato, in caso di insufficienza epatica e biliare, cellulite, alopecia e ingrossamento del fegato o fegato grasso. La Quintessenza, invece, è più indicata per le fermentazioni intestinali, i calcoli renali, i reumatismi, le unghie fragili e l’albuminuria (presenza nell’urina di albumine e globuline in quantità abnorme).

Le ghiandole endocrine collegate al Ginepro sono Epifisi e Ipofisi. Ricordo che in ogni pianta ci sono sempre tutti i 7 geni planetari, quelli che vengono indicati sono ciò che caratterizzano l’azione della pianta specifica.

A livello psicosomatico insegna a sostenere posizioni scomode che la propria moralità rende ancora più insidiose e aiuta a gestire l’incapacità di mediare.

Fitoterapia

Secondo Rudolf Weiss, nel suo Trattato di Fitoterapia (ed. Aporie – 1996) il Ginepro deve essere adoperato con una certa prudenza, perché può causare infiammazioni renali. Chi usa bacche di ginepro, in forma prolungata, non è esente da rischi. Il primo segnale di pericolo è l’albuminuria. La regola da osservare è quella di non prendere il ginepro per più di 6 settimane consecutive, non importa in quale forma. Il succo di bacche di ginepro concentrato è raccomandato come tonico per i bambini, quando c’è la tendenza alle angine e ai raffreddori. Il contenuto di principi amari gioca un rilevante ruolo nel senso di tonico amaro. Non va mai usato, sotto qualsiasi forma, in caso di gravidanza perché esso può stimolare le contrazioni uterine e agire come abortivo.

infuso-di-gineproIl metodo più semplice è utilizzare l’infuso di Ginepro, utilizzando i frutti, 1 cucchiaio da tavola in 2 tazze di acqua bollente, e lasciando in infusione per venti minuti. Assumerne una tazza il mattino e una la sera.

Vedi anche Ginepro, Pino e Melissa, il coraggio del Leone per il Meridiano del Rene

Bibliografia:

  • Trattato di fitoterapia – Rudolf Weiss – ed. Aporie – 1991
  • Erbe e piante aromatiche – L.P. da Legnano – ed. Mediterranee – 1996

 

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