Siamo ciò che osserviamo Buon Anno 2017


Per concludere questo proficuo anno, ricco di variabili che fan sapere quanto è bello vivere il nostro percorso. Vi dono, con il cuore, ciò che ho osservato durante il 2016 e mi accompagna ogni giorno.

Dove finisce la scienza empirica e dove iniziano le interpretazioni soggettive; questa è la domanda a cui noi tutti dobbiamo rispondere quando parliamo della teoria di Darwin. Albert Einstein dichiarò, con una frase celebre, “è la teoria che determina ciò che osserviamo”.
Ma quale è il senso dell’affermazione di Albert Einstein?
Il Senso è che se si ha una teoria, teoria che viene accolta positivamente, piace, soddisfa il pensiero dominante, che sembra buona e soprattutto dà risposte soddisfacenti alla propria impostazione intellettuale, si tenderà ad esaminare i fatti attraverso la stessa teoria. Piuttosto che osservare obbiettivamente e senza pregiudizio tutti i dati disponibili, si cercheranno solo quelli che confermano la teoria stessa. La stessa percezione dello studioso è fortemente influenzata ed è altamente determinata dalla teoria che abbiamo scelto.
Come sosteneva Alberte Einstein, tra i massimi scienziati mai esistiti, è la teoria che determina ciò che riusciamo ad osservare.
Specificatamente: quando si ha “scelto” una teoria diventa “normale” vedere, sentire, percepire solamente tutto ciò che conferma la teoria scelta e semplicemente si tralascia tutto il resto senza che venga preso in considerazione. Come tutti noi sappiamo è la nostra mente a “costruire” la nostra realtà e a dargli senso.
Un detto cinese spiega bene quanto esposto sopra: due terzi di quello che vediamo, è dietro i nostri occhi.
Tutti noi, indistintamente, abbiamo esperienza di come le nostre percezioni siano determinate da ciò, che per differenti ragioni, vogliamo credere, è tutto già nella nostra testa, noi diamo senso a qualcosa per confermare ciò in cui crediamo evitando automaticamente tutto quello che può confutare la nostra certezza soggettiva.
Notiamo solo quello che serve a dare conferma e sicurezza alla nostra teoria, alle nostre convinzioni, alle nostre certezze.
Una semplice esempio per comprendere il meccanismo della mente è il seguente; provate a pensare a quando avete acquistato un’auto e potrete ricordare che nello stesso momento in cui vi siete messi alla guida vi siete accorti di notare, per le strade della città, decine di auto simili alla vostra, dove erano prima?
Questo meccanismo della mente è documentato e dimostrabile con semplicissimi esperimenti e riproducibile all’infinito, è un meccanismo mentale automatico.
La mente funziona per filtri percettivi, ecco come li chiamano gli psicologi.
Quindi, quello che sostenne Albert Einstein è vero, siamo noi stessi, in molti casi, a determinare validità all’ipotesi che sosteniamo.
Queste mie considerazioni sono da collocare nell’ambito del dibattito sulla teoria di Darwin. Infatti, non sono i dati scientifici a determinare la veridicità della teoria ma alcune convinzioni che precedono la stessa teoria.
Tra queste convinzioni troviamo quella per cui la scienza dovrebbe essere in grado di dare risposte su tutto, una convinzione errata che si è sviluppata anche grazie allo sviluppo della tecnologia; un’altra convinzione è il fatto che la teoria di C. Darwin sia l’unica ipotesi accettabile per la scienza e quindi tutto i dati debbano necessariamente confermarla.
Il celebre naturalista nato nelle vicinanze di Londra è celebrato come icona della scienza più per la sua capacità di negare validità ad una visione trascendentale della vita grazie alla sua ipotesi materialista che per la teoria stessa. Le ipotesi neodarwiniane non sono sostenute dai fatti ma dalla volontà di “avere” una ipotesi scientifico-materialista che possa spiegare l’esistenza della vita, degli esseri viventi, della natura, di tutto l’esistente.
È una teoria voluta non una teoria scientifica, è un dogma e non verità, la teoria di Darwin non è supportata da fatti riproducibili in laboratorio e da osservazioni in natura. (fonte: Arianna editrice)

Buon 2017 a tutti, Ivana